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- estrazione dei diamanti
- estrazione di uranio sotto forma di Coltan, indispensabile per la produzione dei gingilli tecnologici che garantiscono, per ora, la nostra pax sociale: e Steve Jobs, l’ormai santo protettore dell’informatica… sapeva…
- estrazione di bauxite, rame, carbone, etc..
- incisione delle cortecce di caucciù per la produzione della gomma.
- produzione di caffè, cacao, zucchero e altre monocolture che annientano la biodiversità.
La maggior parte dei processi estrattivi o agricoli, viene compiuta a mani e a piedi nudi.
Donne e bambini costituiscono la manodopera più diffusa.
Le baraccopoli sono le abitazioni prevalenti ai margini dei campi di lavoro.
Il sistema idrogeologico, nelle aree sottoposte alle attività di estrazione, è seriamente compromesso.
Il cibo è radioattivo o inquinato da agenti chimici altamente nocivi, così come l’ acqua utilizzata per usi “domestici”, sempre che ce ne sia a disposizione.
Mercurio e arsenico, usati per l’estrazione dell’oro, provocano demenza precoce in bambini e adulti.
La deforestazione è irreversibile ed è impossibile ricostituire i terreni post-sfruttamento, in quanto, le scorie di lavorazione avranno effetti dannosi sull’ecosistema per almeno cento anni.
Le multinazionali hanno sostituito lo Stato, controllano i governi locali, scrivono le leggi sul lavoro, quelle sindacali – praticamente inesistenti – e di mercato.
Dagli anni ’80, i cani da guardia del capitalismo di rapina, l’FMI e la BancaMondiale, impongono l’estrazione mineraria come fonte economico-finanziaria per la ristrutturazione del debito dei paesi africani, seriamente indebitati con i Paesi UE e Anglo-Americani, a causa del colonialismo.
Il saccheggio delle risorse minerarie e agricole africane, avviene con la complicità dei governi che si ritrovano nell’impossibilità di ostacolare le manovre economiche delle corporations, riducendo, al contempo, la loro influenza legislativa e protettiva nei confronti dei propri cittadini.
Veniamo al caso della Liberia, già teatro di uno scontro etnico che si trascinò per 15 anni e portò alla liberazione dalla dittatura sanguinaria di Charles Taylor , costata 250.000 morti, più di 1.000.000 di profughi e devastanti epidemie di tifo e colera.
La Firestone Natural Rubber Co., una sussidiaria di Firestone, che a sua volta è posseduta dalla Japanese Bridgestone Corporation, in Liberia scrive direttamente le leggi sul lavoro, controlla il sindacato interno, ne seleziona i dirigenti e ne guida le politiche. E lo stesso potere ce l’ha sul governo, visto che “ha fatto investimenti per 26 miliardi di dollari, quando il Pil del Paese del 2009 era di 896 milioni di dollari”. In Liberia, la Firestone Natural Rubber Co. controlla la più grande piantagione del mondo di alberi della gomma, per un totale di quasi 49 mila ettari.
La presidente in carica, Ellen Jhonson Sirleaf, colei che ha spianato la strada al liberismo e alle privatizzazioni selvagge del territorio liberiano, è stata responsabile per i prestiti della Banca Mondiale, vicepresidente della Citybank, presidente della Kormah Corporation e ha inizialmente sostenuto la dittatura di Taylor.
L’Alien Tort Statute (Ats) detto anche Alien Tort Claims Act (Atca), è una tutela giuridica che consente ad uno straniero di promuovere un’azione civile davanti ad una corte americana, qualora ritenga sia stato violato un diritto sancito dal diritto internazionale pubblico o da un trattato sottoscritto dagli Stati Uniti.
Ellen Jhonson Sirleaf non si è schierata in favore dei 23 bambini che con un gruppo di adulti, tutti intagliatori di cortecce di caucciù, hanno intentato una causa contro la Firestone, assistiti dall’associazione internazionale no profit, International Rights Advocates, per denunciare la violazione sulle leggi internazionali che regolano il lavoro minorile.
Kimmie Weeks, al contrario, ha difeso i bambini soldato della “sua” Liberia, ha rischiato la vita ed è finito in carcere per questo.
Chi controlla la Liberia, gestisce il secondo registro di marina mercantile del mondo e quel registro, non può che trovarsi ben saldo in mani americane, visto lo sconfinamento sempre più accentuato degli interessi di Pechino nel sud e nel centr’ Africa e i continui assalti alle rotte commerciali davanti alle coste somali da parte dei pirati.
Ellen Jhonson Sirleaf è stata insignita del Premio Nobel per la pace.
Chi controlla la Liberia era d’accordo, così come Bernie Ecclestone, il filo-nazista che non ostacolerebbe mai la Firestone, produttrice dei pneumatici più usati dalle monoposto di Formula 1, che garantiscono la tenuta di strada e lo spostamento a 34okm/h, del culo degli uomini, tra i più ricchi del mondo.
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